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Ricordando Mumbai, Costruendo a Milano

MILANO - Una serata piena di emozioni ma anche risoluzioni per il futuro, onorata da diverse personalità, per l'inizio dei lavori del Milan Jewish Center, un centro multifunzionale.

La serata è stata aperta con i rabbini Moshe Shaikevitz (direttore del centro Chabad), Gershon Mendel Garelik (Direttore di Chabad Italia), Alfonso Arbib (Rabbino Capo di Milano), Igal Hazan (Rabbino di Beit Menachem), David Sciunnach (Vice Rabbino di Milano), Moshe Lazar e dal Presidente della Comunità Ebraica di Milano Leone Soued.

L’ospite d’onore arrivato da Mumbai era Rav Shimon Rosenberg di Afula, padre di Rivki Holzberg db”m, la co-direttrice del Centro Chabad a Mumbai tragicamente uccisa dai terroristi un anno fa insieme a suo marito e altri quattro ospiti del centro.

Rav Rosenberg ha raccontato della commemorazione a Mumbai, dove il Ministro degli Interni Indiano ha promesso di ricostruire il centro Chabad ancora più grande di prima. Ha anche raccontato della concessione del sindaco di Afula per costruire un centro in memoria di Rav Gabi e Rivki.

Ha poi parlato del figlio degli Holtzeberg, Moishi di 3 anni, portato in salvo miracolosamente dalla coraggiosa colf, Sandra Samuel. Moishi chiede dei suoi genitori e si rivolge spesso a loro tramite le foto che sono in casa dei nonni.

L'avvocato Raffaello Nemni ha letto una lettera del Ministro degli Esteri Frattini.

Ha concluso la serata la sig.ra Gheula Nemni (Canarutto), che ha illustrato il progetto del Milan Jewish Center.

All'evento hanno partecipato il Rabbino Capo di Ashdod Rav Sheinin, Rav Banin da Venezia e Rav Borenstein da Bologna.

Foto: Amos Dor e Refael Herman

Di seguito il messaggio dell'Onorevole Ministro degli Esteri Frattini:

In occasione dell’anniversario dei sanguinosi attacchi terroristici che hanno colpito la città di Bombay un anno fa, desidero innanzitutto rivolgere il mio pensiero alle vittime innocenti di quella tragedia. I fatti di Bombay hanno rappresentato un intollerabile attacco alla democrazia indiana, intesa anche come simbolo di laicità e pluralismo e modello di convivenza.

Purtroppo, l’odio nei confronti del prossimo, che anima i terroristi, ha avuto tra i suoi bersagli, ancora una volta, la minoranza ebraica.

Malgrado decenni di sforzi per combattere l’antisemitismo, la persistenza – e a volte l’aumento – di questi episodi nel mondo dimostrano che non è consentito “abbassare la guardia”. Al contrario. Occorre innalzare la soglia della vigilanza, perché l’antisemitismo e l’intolleranza sono fenomeni che oggi posso mimetizzarsi sotto forme apparentemente innocue, ma che nella sostanza sono altrettanto pericolose di quelle del passato. Forme che occorre identificare e stroncare sul nascere, prima che si traducano in barbara violenza.

Anche per questo, ho ritenuto fondamentale spingere l’Unione Europea ad un impegno più forte e chiaro a tutela della libertà religiosa, un diritto alla base della dignità della persona e intrinsecamente legato della libertà d’espressione, necessaria per creare società democratiche, tolleranti e aperte. Ritengo infatti che gli Stati abbiano il dovere di proteggere le minoranze religiose da ogni forma di discriminazione, violenza o altri tipi di violazione dei diritti umani. Un’azione che non può essere solo repressiva, ma che deve puntare anche e soprattutto sulla prevenzione. Tutto ciò implica un grande sforzo educativo e di comunicazione, per cancellare quell’insieme, persistente, di incomprensioni, pregiudizi e mistificazioni, di cui sono ancora vittime le minoranze ebraiche.

In questo spirito, desidero esprimere il mio più vivo apprezzamento per la manifestazione organizzata dal Beth Chabad di Milano, in quanto contribuisce, attraverso il ricordo e la ricerca della comprensione reciproca, a creare un sistema di convivenza tra i popoli fondato sul pieno rispetto delle diversità e sulla cultura del dialogo e della solidarietà. Auspico che la memoria di questi eventi, e la riflessione sulle ragioni di tanta violenza, possano contribuire ad evitare tragedie come quella Bombay.

Di seguito l'intervento della sig.ra Gheula Canarutto Nemni:

Fino a un anno fa quasi nessuno dei presenti conosceva la famiglia Holzberg o Rosenberg. Chi non era passato da Bombay per affari o piacere forse non era nemmeno a conoscenza dell’esistenza del Beth Chabad.

Ma…Chi non ha trascorso ore intere a seguire da vicino la vicenda, finita purtroppo in tragedia, chi non ricorda come fosse ora il grido del piccolo Moishi mentre cercava la sua mamma? Ci siamo immedesimati nelle famiglie delle vittime, abbiamo sofferto con loro, abbiamo pianto. Immedesimandoci in loro abbiamo cercato anche di capire quali fossero i loro sogni prima che la mano violenta dei terroristi li troncasse.

E abbiamo pensato a come poterli realizzare qui, a Milano. A come portare avanti ciò per cui hanno sacrificato la propria vita. Il Beth Chabad di Milano è nato grazie alla generosità della famiglia Namdar. Senza il loro contributo, senza la loro visione, oggi non potremmo essere qui a proporre alla città questo nuovo progetto. Il Beth Chabad si trovava fino a poco tempo fa nella zona della città dove, storicamente, si era sviluppata una parte importante della comunità. C’erano gruppi di studio, la yeshivà, si accoglievano i turisti di passaggio. Poi c’è stato Bombay. E le parole di Gavriel, i suoi sogni di ingrandire le attività, di non fermarsi a quello che aveva già costruito, ci hanno colpito. E convinto a compiere un grande sforzo.

Ci siamo guardati intorno e abbiamo cercato di capire quali vuoti c’erano da colmare. Bate knesset (sinagoghe) e centri di studio, grazie a D-o non mancano a Milano. In questa zona è già operante da anni il Beth Hatalmud, in cui ogni giorno si recano decine di persone per studiare. Però volevamo che il Beth Chabad diventasse un punto di riferimento per tutti. E soprattutto per quelle persone che non vanno a studiare da nessuna parte. E nemmeno a pregare. E anche per i non ebrei che vogliono sapere di più sull’ebraismo.

Dopo diverse riunioni abbiamo deciso di proporre alla città di Milano una realtà diversa, nuova e innovativa che parli al cuore e alla mente di chiunque vi entri: un Jewish Community Center, che abbiamo denominato Milan Jewish Center. Un centro multifunzione, in cui il Beth Hatalmud attuale si trasferirà con tutte le sue attività, in cui si svolgerà tutto ciò che finora è esistito nel Beth Chabad e cioè la Yeshivà, i gruppi di studio con i ragazzi della yeshivà. Ma non solo. Potrete osservare nel nostro progetto una ludoteca ad esempio.

La città manca di un servizio del genere. Potrete leggere del nostro centro culturale che vorremmo diventasse un punto di riferimento per la diffusione della cultura ebraica, delle proprie tradizioni e dei messaggi che l’ebraismo ha per il mondo. Esposizioni d’arte, serate musicali, convegni di medicina, di etica. Di attualità. L’ebraismo milanese deve poter esporre il proprio punto di vista, il proprio retaggio, la propria cultura e proporlo alla città. Questo non è un progetto autoreferenziale.

E’ un progetto che veniamo a proporre e offrire a tutta la popolazione ebraica di Milano. E’ un progetto che per poter realizzarsi necessita del supporto di tutti. Finanziario, organizzativo e propositivo. Di ebrei e non ebrei. Il nome della serata non è stato dato a caso.

La luce dopo il buio è la nostra più grande vendetta. L’intenzione dei terroristi è quella di distruggere l’ebraismo, di sradicarlo, di annientarlo. Insomma, di affossare l’ebraismo nel buio completo. Ebbene, al buio profondo in cui gli antisemiti vogliono fare sprofondare l’ebraismo, noi rispondiamo con una sola arma che è lecito usare a dismisura: quella della luce, dello spirito. I saloni dove siamo seduti in questo momento fanno parte di un Beth Chabad. Come il Beth Chabad di Bombay, come quello di Gerusalemme, come quello New York, Hong Kong, Melbourne, sud Africa, Brasile e Argentina non esiste città importante nel mondo senza un Beth Chabad al servizio degli ebrei che ci vivono.

Lo slogan di questo nuovo centro, Beth Chabad, Milan Jewish Center, è: l’ebraismo a 360°. Un percorso completamente innovativo, per la riscoperta delle antichissime radici ebraiche. Siamo certi che ognuno dei presenti qui, oggi, è sensibile e attirato da una delle tante dimensioni che abbiamo scelto di enfatizzare della nostra religione.

Questo centro non appartiene a nessuno. Perché appartiene a tutti, indistintamente. E ognuno può contribuire a renderlo una realtà viva a Milano. Questo sarà il contributo della nostra città a rendere eterna la memoria di Gavriel e Rivki, questa sarà la nostra più grande vendetta: una luce infinita…

Pubblicato martedì 1 dicembre 2009 alle 3.51.38


Rav Shimon Rosenberg, padre di Rivki Holtzberg db"m


I rabbini


Rav David Sciunnach


Rav Moshe Shaikevitz


Rav Igal Hazan


Leone Soued, Presidente della Comunità  Ebraica di Milano


Rav Garelik


Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano


Rav Moshe Lazar


Rav Shimon Rosenberg


On. Manfredi Palmieri, Presidente del Consiglio Comunale


In memoria delle vittime al centro Chabad di Mumbai


In prima fila


L'avvocato Rafaello Nemni legge il messaggio del Ministro degli Esteri


Rav Shimon Rosenberg con gli organizzatori


I piani del nuovo centro


Rav Yosef Hadad mentre traduce i discorsi





Rav Rami Banin da Venezia


Rav Garelik

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